{"id":200,"date":"2023-03-08T23:05:44","date_gmt":"2023-03-08T22:05:44","guid":{"rendered":"http:\/\/sabap-rc.cultura.gov.it\/?page_id=200"},"modified":"2024-01-08T13:43:33","modified_gmt":"2024-01-08T12:43:33","slug":"percorso-virtuale","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/sabap-rc.cultura.gov.it\/?page_id=200","title":{"rendered":"Percorso Virtuale"},"content":{"rendered":"<p><strong>Percorso Virtuale<\/strong><br \/>\nLa continuit\u00e0 di vita sul sito, dai tempi della fondazione fino ai nostri giorni, ed i terribili terremoti che hanno distrutto la citt\u00e0 pi\u00f9 volte, sono due delle molteplici cause che spiegano la povert\u00e0 di resti archeologici nell\u2019ambito dell\u2019area cittadina.<br \/>\nIl perimetro della citt\u00e0 in epoca greca pu\u00f2 essere efficacemente definito attraverso l\u2019ubicazione delle sue necropoli, che sembrano essersi mantenute sulle stesse aree attraverso i secoli. (v. scheda \u201cLe necropoli reggine\u201d)<\/p>\n<p>\n<div class=\"ngg-galleryoverview ngg-slideshow\"\n\tid=\"ngg-slideshow-3b3bb55a872beea396c308a0bd08832e-8993195350\"\n\tdata-gallery-id=\"3b3bb55a872beea396c308a0bd08832e\"\n\tstyle=\"max-width: 750px;\n\t\t\tmax-height: 500px;\n\t\t\tdisplay: none;\">\n\n\t\n\t\t<a href=\"https:\/\/sabap-rc.cultura.gov.it\/wp-content\/gallery\/figura-1\/Figura-1-scaled.jpg\"\n\t\t\ttitle=\"\"\n\t\t\tdata-src=\"https:\/\/sabap-rc.cultura.gov.it\/wp-content\/gallery\/figura-1\/Figura-1-scaled.jpg\"\n\t\t\tdata-thumbnail=\"https:\/\/sabap-rc.cultura.gov.it\/wp-content\/gallery\/figura-1\/thumbs\/thumbs_Figura-1-scaled.jpg\"\n\t\t\tdata-image-id=\"52\"\n\t\t\tdata-title=\"Figura-1-scaled\"\n\t\t\tdata-description=\"\"\n\t\t\tclass=\"ngg-simplelightbox\" rel=\"3b3bb55a872beea396c308a0bd08832e\">\n\n\t\t\t<img data-image-id='52'\n\t\t\t\ttitle=\"\"\n\t\t\t\talt=\"Figura-1-scaled\"\n\t\t\t\tsrc=\"https:\/\/sabap-rc.cultura.gov.it\/wp-content\/gallery\/figura-1\/Figura-1-scaled.jpg\"\n\t\t\t\tstyle=\"max-height: 480px;\"\/>\n\t\t<\/a>\n\n\t\t<\/div>\n\n\nLungomare Falcomat\u00e0<\/p>\n<p>Sul Lungomare Falcomat\u00e0 , in prossimit\u00e0 del Museo Archeologico Nazionale, sono visibili due tombe a grandi parallelepipedi di arenaria (figg.5-6) che appartenevano alla necropoli greca del rione Santa Lucia e che furono scoperte, nel 1932, nell\u2019area dell\u2019attuale Museo. I primi resti di questa vasta necropoli vennero alla luce tra il 1883 e il 1886 sulla destra del torrente Santa Lucia; successivamente, si pot\u00e8 appurare che essa si estendeva fino all\u2019area dell\u2019attuale Museo, dal momento che, all\u2019avvio dei lavori per la sua costruzione, ne venne alla luce un ampio settore, costituito da 111 tombe databili tra il III ed il II sec.a.C., di diversa tipologia e con corredi di varia importanza (figg.7-10). Un gruppo di questi sepolcri \u00e8 ancora oggi conservato in un vano ricavato sotto la via Romeo, accessibile dal cortile interno del Museo Archeologico Nazionale.<br \/>\nUn altro esempio di tomba di et\u00e0 ellenistica \u00e8 quella visibile in via Tripepi. Scoperta nel 1957 (fig.11), durante i lavori per il prolungamento della via, \u00e8 una tomba a camera in ottimo stato di conservazione, simile a tante altre scoperte nelle necropoli settentrionali della citt\u00e0 di Reggio. Tale tomba faceva parte del prolungamento della necropoli di S. Lucia-Terrazza, che si estendeva ad E anche verso loc. Borrace.<br \/>\nLa tomba, del tipo a camera voltata (fig.12), \u00e8 realizzata con muratura di mattoni legati con calce, rivestiti da intonaco bianco (oggi scomparso) ed \u00e8 databile al III-II sec. a.C. Il corredo funerario era costituito da unguentari, una pisside con coperchio, una ciotola e frammenti di uno strigile in bronzo appesi ad un anello. All\u2019esterno della tomba furono rinvenuti sei piccoli capitelli policromi in terracotta (tipici delle necropoli reggine ed utilizzati per decorare i letti funebri) (fig.13), appartenenti, con ogni probabilit\u00e0, ad altre sepolture gi\u00e0 distrutte.<\/p>\n<p>\n<div class=\"ngg-galleryoverview ngg-slideshow\"\n\tid=\"ngg-slideshow-7e2b4b2a5f3ffbdd9e994bb0c83cb85e-19733981490\"\n\tdata-gallery-id=\"7e2b4b2a5f3ffbdd9e994bb0c83cb85e\"\n\tstyle=\"max-width: 750px;\n\t\t\tmax-height: 500px;\n\t\t\tdisplay: none;\">\n\n\t\n\t\t<a href=\"https:\/\/sabap-rc.cultura.gov.it\/wp-content\/gallery\/figura-5\/Figura-5.jpg\"\n\t\t\ttitle=\"\"\n\t\t\tdata-src=\"https:\/\/sabap-rc.cultura.gov.it\/wp-content\/gallery\/figura-5\/Figura-5.jpg\"\n\t\t\tdata-thumbnail=\"https:\/\/sabap-rc.cultura.gov.it\/wp-content\/gallery\/figura-5\/thumbs\/thumbs_Figura-5.jpg\"\n\t\t\tdata-image-id=\"53\"\n\t\t\tdata-title=\"SAMSUNG DIGIMAX D530\"\n\t\t\tdata-description=\"\"\n\t\t\tclass=\"ngg-simplelightbox\" rel=\"7e2b4b2a5f3ffbdd9e994bb0c83cb85e\">\n\n\t\t\t<img data-image-id='53'\n\t\t\t\ttitle=\"\"\n\t\t\t\talt=\"SAMSUNG DIGIMAX D530\"\n\t\t\t\tsrc=\"https:\/\/sabap-rc.cultura.gov.it\/wp-content\/gallery\/figura-5\/Figura-5.jpg\"\n\t\t\t\tstyle=\"max-height: 480px;\"\/>\n\t\t<\/a>\n\n\t\t<\/div>\n\n\nLungomare Falcomat\u00e0 &#8211; Tomba Ellenistica<\/p>\n<p>L\u2019urbanistica della citt\u00e0 greca non \u00e8 nota nei dettagli ma ipotizzabile per grandi linee sulla base di quel che ne resta nell\u2019area c.d. Griso Laboccetta e attraverso gli scavi di Piazza Italia. Dagli indizi raccolti si pu\u00f2 presumere che avesse un impianto regolare (di tipo ippodameo) impostato su assi longitudinali paralleli alle mura greche del lungomare (orientati in senso N-S) tagliati ortogonalmente da altri pi\u00f9 corti orientati in senso E-W. Il tutto avrebbe determinato isolati allungati in senso N-S.<br \/>\nIl circuito della cinta muraria di et\u00e0 greca si estendeva in localit\u00e0 Trabocchetto (lato est) e lungo le attuali vie Collina degli Angeli e Vollaro (lato nord). Il percorso sul lato sud non \u00e8 noto ma, probabilmente, seguiva il fianco destro della fiumara Calopinace. Ad ovest, la cinta muraria proseguiva lungo gli assi delle vie Vittorio Emanuele II e via Marina (v. scheda \u201cLa cinta muraria dell\u2019antica Rhegion\u201d).<br \/>\nIl tratto della cinta muraria orientale in loc. Collina degli Angeli fu messo in luce nel 1976, in corso a lavori edili (figg.14-15). Realizzato interamente in mattoni crudi (di 40\u00d740 cm, realizzati con terra scura impastata con paglia e detriti ceramici e poi lasciata asciugare al sole), \u00e8 lungo circa 15 m, ha uno spessore di oltre 4 m ed era impostato a 100 m s.l.m. lungo la cresta di una delle dorsali collinari che chiudono a ventaglio la citt\u00e0. Esso costituisce uno dei rari esempi dell\u2019impiego di mattoni crudi in opere di grande mole nell\u2019architettura magno-greca. Trova un confronto nel muro di cinta della citt\u00e0 greca di Gela, in Sicilia, e pu\u00f2 essere datato alla fine del V sec. a.C. Anche i resti delle mura in localit\u00e0 Trabocchetto (fig.16) furono rinvenuti fortuitamente nel 1980, a seguito di lavori edilizi. Situati nel settore in cui la cinta raggiungeva la massima altitudine (114 m s.l.m.), dominavano l\u2019area centrale della citt\u00e0 e costituiscono la prosecuzione dei resti murari individuati, pi\u00f9 ad nord, in loc. Collina degli Angeli. In questo tratto \u00e8 documentata la sovrapposizione di due fasi successive di edificazione del muro: la prima (databile alla fine del V sec. a.C.) in mattoni crudi (fig.17) e la seconda (databile alla met\u00e0 del IV sec. a.C.) ottenuta mediante il sezionamento della cortina muraria precedente, che venne parzialmente riutilizzata come riempimento di una doppia cortina di blocchi isodomi in arenaria (fig.18). Si conservano, inoltre, i buchi di palo dell\u2019impalcatura utilizzata per l\u2019innalzamento del muro in blocchi e la fondazione di una torre quadrata in blocchi isodomi, appena sporgente dal muro di seconda fase. Gli scavi hanno documentato la presenza di fosse di spoglio della cortina in blocchi, praticate in et\u00e0 romana per reperire materiale da costruzione; si spiegherebbe cos\u00ec la mancanza del rivestimento in blocchi dell\u2019estremit\u00e0 del muro sul lato nord-est. Anche qui, come nel tratto conservato in via Marina, alcuni dei blocchi in arenaria mostravano, al momento della scoperta, evidenti contrassegni di cava, successivamente cancellati dall\u2019erosione.<\/p>\n<p>\n<div class=\"ngg-galleryoverview ngg-slideshow\"\n\tid=\"ngg-slideshow-b3dce09f1dc047ad5308e47742e3ed53-14053454910\"\n\tdata-gallery-id=\"b3dce09f1dc047ad5308e47742e3ed53\"\n\tstyle=\"max-width: 750px;\n\t\t\tmax-height: 500px;\n\t\t\tdisplay: none;\">\n\n\t\n\t\t<a href=\"https:\/\/sabap-rc.cultura.gov.it\/wp-content\/gallery\/figura-15\/Figura-15-scaled.jpg\"\n\t\t\ttitle=\"\"\n\t\t\tdata-src=\"https:\/\/sabap-rc.cultura.gov.it\/wp-content\/gallery\/figura-15\/Figura-15-scaled.jpg\"\n\t\t\tdata-thumbnail=\"https:\/\/sabap-rc.cultura.gov.it\/wp-content\/gallery\/figura-15\/thumbs\/thumbs_Figura-15-scaled.jpg\"\n\t\t\tdata-image-id=\"54\"\n\t\t\tdata-title=\"Figura-15-scaled\"\n\t\t\tdata-description=\"\"\n\t\t\tclass=\"ngg-simplelightbox\" rel=\"b3dce09f1dc047ad5308e47742e3ed53\">\n\n\t\t\t<img data-image-id='54'\n\t\t\t\ttitle=\"\"\n\t\t\t\talt=\"Figura-15-scaled\"\n\t\t\t\tsrc=\"https:\/\/sabap-rc.cultura.gov.it\/wp-content\/gallery\/figura-15\/Figura-15-scaled.jpg\"\n\t\t\t\tstyle=\"max-height: 480px;\"\/>\n\t\t<\/a>\n\n\t\t<\/div>\n\n\nLungomare Falcomat\u00e0 &#8211; Mura Greche<\/p>\n<p>Le mura greche visibili sul Lungomare Falcomat\u00e0 , appartenenti alla cinta muraria occidentale, risalgono alla met\u00e0 del IV secolo a.C. (figg.19-20-20bis). Questo tratto presenta una doppia cortina, fiancheggiata, nel lato prospiciente la citt\u00e0, da una serie di pilastri, oggi nascosti sotto la via Vittorio Emanuele III. I due muri che formano la doppia cortina corrono paralleli tra loro ad una distanza di circa 4,50 m e sono uniti, ad intervalli irregolari, da muri ortogonali che si legano alle cortine. Si vengono cos\u00ec a determinare degli spazi interni di forma rettangolare ricolmati da un riempimento di pietre e detriti. Le due cortine e i muri ortogonali sono edificati con blocchi di arenaria tenera, cavata probabilmente lungo la vallata del Calopinace, lunghi da 1,20 m a 1,50 m e larghi 0,60 m, disposti a ricorsi alternati, per testa e per taglio (figg. 21-22).<br \/>\nLa porzione di cinta conservata corrisponde ai livelli di fondazione. La parte superiore della cortina non si \u00e8 conservata in situ, per\u00f2 si hanno indizi fondati per ritenere che fosse realizzata in mattoni cotti, sulla base del ritrovamento di vari mattoni cotti con bollo Teiceon (\u201cdelle mura\u201d) e Reginwn (\u201cdei reggini\u201d) che induce ad ipotizzare l\u2019esistenza di fornaci che producevano appunto materiale per le mura di cinta.<br \/>\nSui blocchi di arenaria che costituiscono le cortine sono visibili \u201cgrandi e bellissimi marchi di cava\u201d, come ebbe a scrivere Paolo Orsi gi\u00e0 nel 1913. Tali segni sono incisi sia sulle facciate interne ed esterne delle cortine sia su quelle dei legamenti interni e dei pilastri. Sono di varia forma: molti di essi riproducono il segno dell\u2019ascia bipenne o lettere greche e la loro presenza \u00e8 riconducibile ad un sistema di numerazione delle partite di blocchi che venivano inviate dalla cava al cantiere.<br \/>\nNegli ultimi decenni, interventi di scavo a seguito di lavori edili, hanno riportato alla luce anche porzioni dell\u2019abitato di epoca greco-romana. Nel 1998, durante i lavori di sbancamento per la costruzione di un fabbricato in via Trabocchetto I, sono venuti in luce i resti di una abitazione di epoca ellenistica. Di essa sono oggi visibili un vano con angolo cottura, un altro ambiente parzialmente conservato e non meglio definibile e accenni di altri vani (fig.23) .<br \/>\nIl vano principale \u00e8 di forma rettangolare, delimitato su tre lati da muri in pietre sbozzate e riempimento di pietrame minuto e terra e sul quarto lato da un muro in pietrame, tegole e mattoni. All\u2019interno di questo ambiente sono venuti alla luce frammenti di ceramiche comuni e da fuoco, databili tra la fine del IV ed il III sec. a.C., oltre ad un focolare in tegole e mattoni su cui era ancora posata una pentola (figg.24-25). L\u2019altro ambiente, conservatosi per una piccola parte, sfrutta come delimitazione meridionale il muro settentrionale del primo vano. In un terzo vano, di cui resta solo l\u2019angolo orientale, sono venuti alla luce frammenti di due statuette fittili di Kore con porcellino. La casa dovette essere abbandonata bruscamente in occasione di un evento sismico o franoso.<\/p>\n<p>Un settore di abitato greco-romano fu scoperto, ed \u00e8 oggi visibile, in via Cimino. Nel 1992, in occasione della costruzione di una palazzina al numero civico 20 di questa via, fu effettuata un\u2019indagine di scavo stratigrafico che ha riportato alla luce contesti insediativi urbani databili tra la seconda met\u00e0 del VI sec. a.C. ed et\u00e0 tardoantica. La sovrapposizione di edifici di varie epoche ha comportato la conservazione solo parziale delle strutture pi\u00f9 antiche (fig.26).<br \/>\nDi particolare interesse \u00e8 stata la scoperta di un pozzo rivestito in ciottoli a secco (seconda met\u00e0 VI a.C.), che \u00e8 stato scavato fino ad una profondit\u00e0 di 3,80 m dal piano di calpestio, e la presenza di strutture murarie di VI sec. a.C. che presentano un riutilizzo nel IV sec. a.C.<br \/>\nL\u2019ultima presenza antica in ordine cronologico \u00e8 costituita da un ambiente di et\u00e0 tardoantica (IV sec. d.C.), pavimentato in cocciopesto, di cui resta la soglia di accesso in pietra e resti delle pareti intonacate (figg. 27-28). La presenza, in questo sito, di una notevole quantit\u00e0 di frammenti ceramici (figg. 29-32) cronologicamente riferibili alla prima fase di vita della colonia di Rhegion (fine VIII-VII sec.a.C.) ha permesso di rideterminare l\u2019estensione dell\u2019abitato urbano in et\u00e0 arcaica. \u00c8 verosimile perci\u00f2 che l\u2019area del Duomo, Piazza Carmine, Piazza Mezzacapo e l\u2019area della Villa Comunale facessero parte dell\u2019abitato pi\u00f9 antico, essendo aree peraltro prossime a Punta Calamizzi, dove si ritiene che potesse essere situato anche l\u2019antico porto della citt\u00e0.<br \/>\nGli esigui resti del teatro greco vennero scoperti in via XXIV Maggio nel 1920 (fig.33) in seguito a lavori edili. L\u2019allora Soprintendente alle antichit\u00e0, Paolo Orsi, rifer\u00ec della scoperta datando i resti alla met\u00e0 del IV-inizi del III sec. a.C. (all\u2019inizio cio\u00e8 dell\u2019adozione del tipo di cavea ricurva) e attribuendoli ad un teatro o ad un odeon; nella sua ricostruzione planimetrica (fig.34-34bis), la cavea risulterebbe suddivisa in sette cunei da sei scalette intermedie e cingerebbe un\u2019orchestra di 20 m di diametro.<br \/>\nL\u2019attribuzione di tali resti ad un teatro \u00e8 forse la pi\u00f9 attendibile, essendo questa tipologia di edificio pubblico presente in quasi tutte le citt\u00e0 greche e non essendone priva la citt\u00e0 di Reggio, visto che risulta nota, per via epigrafica, l\u2019esistenza di un collegio di attori o mimi operante nella citt\u00e0 attorno al 212 a.C.<br \/>\nI resti oggi visibili dell\u2019edificio (fig.35) consistono in due gradini ricurvi suddivisi in due settori o cunei da una scaletta a cinque gradini. Le gradinate, realizzate in blocchi di arenaria tenera locale, erano incassate sul fianco del declivio collinare. L\u2019orchestra non presenta tracce di pavimentazione, n\u00e9 \u00e8 stato rinvenuto materiale architettonico decorativo, ad eccezione di tre piccoli capitelli fittili ionici, che potevano ornare il fronte scenico e che furono datati dall\u2019Orsi all\u2019inizio del III sec. a.C.<br \/>\nSempre Orsi interpret\u00f2 i resti dell\u2019edificio come appartenenti ad un odeon soprattutto per la scarsa profondit\u00e0 delle fondazioni (circa 80 cm) che non permetteva di sostenere il peso di una cavea a molti gradoni. Data l\u2019incompletezza, la scarsa consunzione dei gradini e la scarsit\u00e0 dei resti materiali connessi alle sue parti sovrastrutturali, \u00e8 probabile che l\u2019edificio non sia mai stato portato a termine.<br \/>\nL\u2019unica area sacra dell\u2019antica Rhegion sicuramente individuata \u00e8 il cosiddetto santuario Griso-Laboccetta (cos\u00ec chiamato dal nome degli antichi proprietari del terreno); esso era anticamente compreso nello spazio corrispondente a quattro odierni isolati tra le vie D. Tripepi, Aschenez, Palamolla e XXIV Maggio. Un altro settore di quest\u2019area sacra, dal lato della via Aschenez, \u00e8 stato denominato Taraschi-Barilla, anch\u2019esso cos\u00ec definito dal nome degli antichi proprietari. In questa vasta zona, caratterizzata morfologicamente da un pronunciato declivio collinare, \u00e8 stato individuato il pi\u00f9 importante santuario della Reggio greca (figg.36-37). Dal 1883 in poi, l\u2019area fu oggetto di scavi a pi\u00f9 riprese, fino alle ultime indagini che hanno avuto luogo tra il 1985 e il 1991.<br \/>\nSebbene la gran mole di materiali qui rinvenuti appartengano per la maggior parte alla classe degli ex voto e rimandino perci\u00f2 ad un santuario, gli scavi non hanno consentito di recuperare strutture murarie attribuibili con certezza ad edifici sacri.<br \/>\nLe fasi d\u2019uso pi\u00f9 antiche, sinora attestate dai materiali votivi, permettono di risalire fino alla seconda met\u00e0 del VII sec. a.C. mentre le numerose terrecotte architettoniche policrome (fig. 38) consentono di ipotizzare la presenza, nel sito, di pi\u00f9 edifici sacri databili tra il VI e il IV sec. a.C. Sul margine della via Torrione si \u00e8 parzialmente conservata la fondazione di un sacello (piccolo edificio sacro) databile, dall\u2019esame della sua tecnica edilizia, al VI sec. a.C. e che presenta tracce di una ristrutturazione in blocchi squadrati di arenaria risalente al IV sec. a.C. La maggior parte degli ex voto rinvenuti nell\u2019area hanno comunque permesso di attribuire questo santuario al culto della dea Demetra e della figlia Kore, caratterizzato da una pluralit\u00e0 di aspetti e da pratiche rituali strettamente connesse ai vari cicli della vita femminile (giovinezza\/maturit\u00e0, fanciulla\/sposa, vita\/morte, ecc.) (v. scheda \u201cCulti e miti nell\u2019antica Reggio\u201d).<br \/>\nUna delle caratteristiche principali dell\u2019antica Rhegion era la sua ricchezza di acque che si esplic\u00f2, in epoca romana, nella costruzione di un gran numero di edifici termali pubblici e privati.<br \/>\nIl settore di terme conservato sul lungomare di Reggio Calabria (figg.39-40), considerate le sue dimensioni, faceva con ogni probabilit\u00e0 parte di un edificio privato. Questi resti presentano pi\u00f9 fasi edilizie e, per lungo tempo, furono coperti da un torrione della cinta muraria spagnola (il Bastione di San Matteo), che ne garant\u00ec la parziale conservazione. Delle terme oggi sono visibili: una vasca ellittica per bagni caldi (figg.41-42) preceduta da una serie di ambienti riscaldati ( tepidarium e calidarium ), una vasca quadrata per bagni freddi ed un piccolo spogliatoio semicircolare pavimentato a mosaico in bianco e nero (figg. 43-44).<br \/>\nIl mosaico, datato al II-III sec. d.C., \u00e8 di stile geometrico, con tessere bianche di calcare e tessere nere in pietra lavica, di provenienza siciliana o eoliana. Un piccolo tratto della cornice presenta anche tessere (di restauro) di colore grigio. La decorazione bicroma vera e propria si limita alla parte centrale del pavimento ed \u00e8 riquadrata da una cornice rettangolare nera a sua volta circondata da una larga bordura bianca. Il motivo decorativo centrale \u00e8 costituito da una composizione di file di grandi esagoni allungati, uniti per la base, che danno origine, intersecandosi, a file di piccoli rombi, uniti per gli angoli ottusi, tracciati in nero su fondo bianco. Durante lo scavo di questo settore di terme, si sono recuperati anche alcuni frammenti di intonaci parietali dipinti con motivi marini (fig. 45).<br \/>\nLe indagini di scavo archeologico in Piazza Italia (fig. 46), avviate nel febbraio del 2000 e protratte sino al 2005, hanno permesso di portare alla luce uno spaccato della stratificazione del centro storico reggino da et\u00e0 greca al XIX secolo. L\u2019area ad E \u00e8 caratterizzata dalla presenza di un tratto di un grande asse stradale (fig.47), avente direzione N-S, attestato, attraverso una sovrapposizione di livelli, almeno a partire dall\u2019et\u00e0 normanna fino alla ricostruzione urbana dei primi anni del XIX secolo (e che potrebbe essere identificato con la via Mesa o Strada Maestra).<\/p>\n<p>In corso di scavo \u00e8 stato possibile esplorare e documentare le fasi insediative appartenenti alla citt\u00e0 di XII-XIII secolo, interessata da grandi fosse di spoglio praticate per l\u2019asportazione di ampi tratti dei setti murari. Per questa et\u00e0 sono stati identificati alcuni vani disposti ed allineati ad ovest del predetto asse stradale (lato mare), che traggono origine da una serie di lunghi muri perpendicolari all\u2019asse stradale stesso, suddivisi da setti murari divisori pi\u00f9 corti, paralleli alla strada, ed ottenuti col rialzamento di piani di calpestio pi\u00f9 antichi mediante colmate terrose. A loro volta i muri sono costruiti sulle creste dei muri pi\u00f9 antichi.<br \/>\nTale quartiere, organizzato su tre assi murari disposti in direzione E-W, \u00e8 caratterizzato dalla presenza di attivit\u00e0 artigianali relative alla lavorazione di metalli (prevalentemente ferro, in minor misura bronzo), concentrate tutte negli ambienti attigui alla strada. Il complesso potrebbe, dunque, corrispondere ad un borgo con botteghe artigianali, esterno al circuito fortificato del castrum (castello) ed attraversato da un asse stradale che per secoli ha costituito e costituir\u00e0 la spina dorsale dell\u2019abitato (potrebbe trattarsi del cardo maximus dell\u2019abitato romano orientato in direzione N-S, ma tale ipotesi \u00e8 del tutto prematura allo stato delle indagini). Il complesso dei vani appartiene ad un medesimo isolato e rispecchia l\u2019impianto ad assi ortogonali ereditato dall\u2019impianto urbano preesistente nello stesso sito (come hanno dimostrato i resti di et\u00e0 romana ivi scoperti). Solo sul margine NW dell\u2019area indagata \u00e8 presente un muro che corre in direzione obliqua ai precedenti. L\u2019orientamento di questo muro, che costituisce il fianco NW di uno stretto vicolo a fondo cieco, fa comprendere che in tale settore si sia dovuto rispettare l\u2019andamento delle curve di livello.<br \/>\n\u00c8 probabile che i vani retrostanti rispetto alla strada avessero funzione residenziale, come testimonierebbe la grande quantit\u00e0 di ceramiche da mensa e da cucina rinvenute in stato frammentario (figg.48-49).<br \/>\nL\u2019approfondimento dello scavo ha, poi, messo in luce la fase insediativa relativa al XI-XII secolo. In questo periodo \u00e8 riconoscibile una organizzazione urbanistica che, pur rispettando le stesse direttrici di massima (gli assi murari sono per la maggior parte sottostanti a quelli pi\u00f9 recenti, con minime differenze), se ne differenzia per la destinazione funzionale: ad ovest della strada sono stati messi in luce vani d\u2019abitazione (un tempo coperti) e piccoli cortili quadrati scoperti, questi ultimi con piani di calpestio grossolani ed irregolari, dotati di strutture per la raccolta dell\u2019acqua piovana (cisterne) e pozzi (figg. 50, 51, 52, 53).<br \/>\nSi tratta verosimilmente di piccole abitazioni private disposte a schiera lungo la strada, che si concludono oltre il limite di scavo.<br \/>\nDa una di queste, al di sopra di un pavimento in terra battuta, proviene una moneta in oro di et\u00e0 normanna (un tar\u00ec databile alla fine dell\u2019XI-inizi XII sec. e con legenda in caratteri arabi) (fig.54). I materiali mobili rinvenuti in questa fase comprendono un vasto assortimento di ceramiche, da tavola e di cucina, un vasto campionario di monete e piccoli oggetti in avorio, finemente lavorati con cerchietti concentrici (fig. 55).<br \/>\nLa frequenza dei pozzi e delle cisterne, in numero di otto per lo spazio di circa 240 mq, chiarisce la relativa piccolezza delle unit\u00e0 abitative che sembrano avere una destinazione esclusivamente residenziale e di cui i cortili scoperti costituiscono parte integrante.<br \/>\nLa prosecuzione, in profondit\u00e0, dello scavo ha permesso di individuare la fase di et\u00e0 romana, caratterizzata da vari ambienti che presentano lo stesso allineamento dei muri rispetto alle fasi posteriori ma con una diversa destinazione. Uno di questi vani conserva ancora l\u2019originaria pavimentazione in cocciopesto.<br \/>\nInfine, si sono raggiunti i livelli di et\u00e0 greca, sia ellenistica che arcaica. Mentre per l\u2019et\u00e0 ellenistica gli orientamenti dei muri sono conformi a quelli successivi, in quella arcaica se ne discostano notevolmente. Per quest\u2019ultima epoca, \u00e8 degna di segnalazione la scoperta di una porzione di fondazione di struttura muraria (fig. 56) di rilevante spessore (circa 1,20 m).<br \/>\nNel 1990, in occasione di lavori di livellamento del suolo condotti lungo il fianco meridionale della Chiesa di S.Giorgio Intra, vennero alla luce i resti della Chiesa di S. Giovanni \u201cextra muros Rhegii \u201c, risalente al XII secolo. L\u2019intervento di scavo ha dato la possibilit\u00e0 di rimettere in luce uno spaccato della stratificazione del centro storico reggino nel corso di otto secoli, cio\u00e8 dall\u2019et\u00e0 normanna in poi (fig.57).<br \/>\nLa Chiesa di S. Giovanni sorse nel XII secolo in stretto rapporto con il cenobio femminile dell\u2019ordine benedettino intitolato a S. Giovanni d\u2019Ocaliva o ex Caliva. Anche quando questa istituzione monastica scomparve, probabilmente in seguito all\u2019ubicazione della Giudecca in questo stesso sito, l\u2019edificio ecclesiastico continu\u00f2 a sopravvivere. In et\u00e0 aragonese, la chiesa di S. Giovanni fu inclusa all\u2019interno della cinta muraria urbana e il suo ingresso, orientato ad ovest, probabilmente prospettava su uno slargo ubicato all\u2019ingresso della porta urbica occidentale. La Chiesa abbaziale di S. Giovanni risulta orientata ad est ed ha pianta basilicale, trinavata e triabsidata. Doveva avere una larghezza di circa 11 m ed una lunghezza all\u2019incirca del doppio (figg.58-59).<br \/>\nIl presbiterio era sopraelevato di circa 1 m sul piano delle navate e ad esso si accedeva per mezzo di una gradinata posta in corrispondenza della navata centrale. Sotto il presbiterio era ricavata una bassa cripta, nel pavimento della quale \u00e8 visibile l\u2019incasso di una sepoltura monosoma. Sul fianco e nel corpo dell\u2019edificio chiesastico medievale insistono strutture murarie pi\u00f9 tarde. Sul suo fianco settentrionale, esternamente, \u00e8 stata rinvenuta una fossa comune con numerose inumazioni sovrapposte, attribuibile ad un evento catastrofico improvviso (forse il sisma del 1783). Tale sepolcreto risulta tagliato dalle fondazioni di un edificio ottocentesco, probabilmente l\u2019Orfanatrofio Provinciale, che doveva occupare proprio il sito dell\u2019attuale Chiesa di S. Giorgio Intra.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Percorso Virtuale La continuit\u00e0 di vita sul sito, dai tempi della fondazione fino ai nostri giorni, ed i terribili terremoti che hanno distrutto la citt\u00e0 pi\u00f9 volte, sono due delle molteplici cause che spiegano la povert\u00e0 di resti archeologici nell\u2019ambito dell\u2019area cittadina.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":196,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"tags":[],"class_list":["post-200","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/sabap-rc.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/200","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/sabap-rc.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/sabap-rc.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/sabap-rc.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/sabap-rc.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=200"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/sabap-rc.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/200\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1148,"href":"https:\/\/sabap-rc.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/200\/revisions\/1148"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/sabap-rc.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/196"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/sabap-rc.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=200"}],"wp:term":[{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/sabap-rc.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=200"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}