{"id":228,"date":"2023-03-08T23:26:16","date_gmt":"2023-03-08T22:26:16","guid":{"rendered":"http:\/\/sabap-rc.cultura.gov.it\/?page_id=228"},"modified":"2024-01-08T13:24:30","modified_gmt":"2024-01-08T12:24:30","slug":"la-fondazione-di-hipponion","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/sabap-rc.cultura.gov.it\/?page_id=228","title":{"rendered":"La Fondazione di Hipponion"},"content":{"rendered":"<p><strong>La Fondazione di Hipponion<\/strong><\/p>\n<p>Si deve all\u2019Orsi l\u2019identificazione di Vibo Valentia con la citt\u00e0 greca di Hipponion. Attraverso una serie di indagini condotte a partire dal 1916, egli riusc\u00ec ad individuare il sito della citt\u00e0 magno-greca. La fondazione di Hipponion, come quella di altri centri antichi calabresi, deve essere inquadrata nella problematica storica delle sub colonie. Sul finire dell\u2019VIII sec. a. C., le coste ioniche e tirreniche della Calabria vengono occupate da gruppi di coloni provenienti dalla Grecia che fondano le citt\u00e0 di Sibari, Crotone e Reggio prima e, qualche tempo dopo, Locri. Dopo un periodo in cui le colonie stabilizzano i loro confini, si assiste al fenomeno della nascita delle sub colonie. A Sibari le fonti attribuiscono la deduzione di Poseidonia, Metaponto, Laos e Skydros; a Crotone Terin a e Kaulonia; a Locri Hipponion e Medma.<br \/>\nSia le fonti antiche che i rinvenimenti archeologici confermano che Hipponion \u00e8 fondata su un fertile pianoro da Locri, dalla quale cercher\u00e0 successivamente di rendersi autonoma. Quanto alle ragioni della fondazione della sub colonia da parte di Locri, l\u2019approfondimento degli studi storici sulla colonia madre ha determinato due ipotesi interpretative: una, maggiormente condivisa, che connette la fondazione con la necessit\u00e0 locrese di guadagnarsi uno sbocco commerciale sul Tirreno, visti i suoi pessimi rapporti con Reggio e quindi con i Calcidesi che controllavano il traffico marittimo dello Stretto; l\u2019altra che ne individua le ragioni nell\u2019organizzazione politico-sociale ed economica della colonia, considerata chiusa e rigida, e pertanto pi\u00f9 soggetta a tensioni sociali. Insomma, la deduzione delle due sub colonie Hipponion e Medma sarebbe stata per Locri funzionale ad un riequilibrio socio-economico interno, necessario per gravi pressioni determinatesi al suo interno. \u00c8 molto probabile che Locri sia stata indotta, nella fondazione delle sue colonie, da ragioni coesistenti e probabilmente connesse tra di loro.<\/p>\n<p>L\u2019organizzazione della citt\u00e0 greca.<br \/>\nMolto poco conosciamo dell\u2019organizzazione urbana della citt\u00e0 greca, ad esclusione di alcune aree sacre, della necropoli e di un tratto delle mura di cinta, poich\u00e8 nessun rinvenimento ha interessato le abitazioni, gli edifici pubblici e le strade dell\u2019impianto coloniale. Si \u00e8 ipotizzato, nel corso delle indagini su Hipponion, che l\u2019acropoli della citt\u00e0 antica fosse ubicata nella parte alta del pianoro, ove si \u00e8 sviluppato l\u2019intero centro storico della citt\u00e0 medievale. La storica urbanizzazione del borgo ha cos\u00ec condizionato l\u2019individuazione delle abitazioni e dell\u2019impianto greco della citt\u00e0. Delle vicende storiche di Hipponion siamo informati dai soliti autori antichi; oltre alle notizie sulla fondazione, un\u2019altra informazione storica su Hipponion \u00e8 relativa all\u2019anno 422 a. C., periodo in cui viene citata una guerra che avrebbe visto le due sub colonie Hipponion e Medma armate contro la madre patria Locri. La notizia di Tucidide \u00e8 molto interessante ed apre una serie di problemi connessi al tipo di rapporti intercorsi, nel tempo, tra Locri e la sub colonia Hipponion e tra questa e la sub colonia gemella Medma. Siamo tra l\u2019altro in un momento storico particolare per Locri, che se da un lato \u00e8 all\u2019apice dei suoi successi espansionistici, all\u2019interno, invece, sembra essere afflitta dalla crisi delle sue strutture aristocratiche. Tutto ci\u00f2 deve avere determinato forti pressioni della madre patria sulle sub colonie, di fatto indipendenti ma, comunque, legate a Locri da vincoli di stretta collaborazione, che talvolta potevano rivelarsi eccessivi, fino a diventare inaccettabili. Un ulteriore sostegno a questa interpretazione \u00e8 dato dalla dedica votiva presente su uno scudo di bronzo rinvenuto ad Olimpia. Questo faceva parte del bottino di guerra sottratto ai Crotoniati, e dedicato alla divinit\u00e0 da Hipponiati, Medmei e Locresi. Si \u00e8 discusso se l\u2019evento bellico in questione sia o no da identificarsi con la famosa battaglia della Sagra che aveva visto Locresi ed alleati vittoriosi contro i Crotoniati: ci\u00f2 che pi\u00f9 interessa \u00e8 che la dedica in questione, proprio nel modo in cui \u00e8 formulata, attesta, per un periodo compreso tra fine VI e inizio V sec. a. C. (data a cui \u00e8 riconducibile la dedica per ragioni paleografiche), un ruolo di coprotagonisti per gli Hipponiati e non una sudditanza rispetto ai Locresi. A giudicare dai dati archeologici, i periodi compresi tra la fine del VI e tutto il V sec. a. C. sembrano coincidere con il massimo sviluppo di Hipponion. Le aree sacre conosciute, tutte individuate, sono databili intorno alla fine del VI \u2013 tranne quella in localit\u00e0 Scrimbia \u2013 e vengono utilizzate a pieno per tutto il V sec. a. C. Insieme al materiale proveniente dalla necropoli, quello delle aree sacre rappresenta il pi\u00f9 importante nucleo archeologico per la comprensione e la ricostruzione delle vicende storiche della citt\u00e0 greca. Orsi mise in luce le mura di cinta difensive in localit\u00e0 Trappeto Vecchio; rinvenne un tempio ionico al Cofino; un altro, di ordine dorico, al Belvedere Telegrafo; un naiskos (tempietto di piccole dimensioni) alla Contura del Castello.<br \/>\nLe indagini proseguite negli anni successivi, a cura della Soprintendenza Archeologica della Calabria, ebbero impulso soprattutto con l\u2019istituzione a Vibo del Museo Archeologico Statale intitolato a Vito Capialbi, benemerito studioso dell\u2019Ottocento. Le conoscenze archeologiche su Hipponion fin qui acquisite permettono di definire i rapporti o, meglio, le influenze della madre patria sulle produzioni artigianali, ma anche sulla vita religiosa ed economica hipponiate.<\/p>\n<p>Studiando i resti della cassetta di rivestimento del tempio rinvenuti dall\u2019Orsi al Belvedere Telegrafo si scopre come gli artigiani hipponiati, nella loro fabbricazione, sentirono in misura determinante l\u2019influsso della produzione siceliota rivedendola secondo il gusto \u201clocale\u201d locrese, confermando in tal modo lo stretto legame tra Hipponion e la madre patria. Le identit\u00e0 tipologiche tra le produzioni locresi e quelle hipponiati sono molto evidenti soprattutto nella serie coroplastica di produzione locale, che si rif\u00e0 nella costruzione di statuette, maschere ecc. ai pi\u00f9 noti tipi locresi. Eppure, accanto alle \u201cidentit\u00e0\u201d \u00e8 possibile riconoscere variazioni autonome sui temi e sugli schemi compositivi pi\u00f9 ricorrenti (e questo vale anche per la produzione ceramica). Ci\u00f2 \u00e8 forse pi\u00f9 tangibile nel campo della religiosit\u00e0, laddove Hipponion riprende il culto di Kore-Persefone dalla madrepatria Locri, come testimonia il rinvenimento di pinakes al Cofino ed anche a Scrimbia, ma \u201caggiunge\u201d il culto della madre Demetra che a Locri non sembra essere presente. L\u2019esistenza a Hipponion del culto di Persefone si rivela anche attraverso gli autori antichi che riportano la tradizione secondo la quale Kore, richiamata dalla splendida natura dei luoghi, era giunta ad Hipponion dalla Sicilia per raccogliere fiori; tradizione che poi era rimasta nell\u2019uso locale delle donne hipponi che raccoglievano fiori per farsene corone, alla maniera della dea Persefone. Stretti contatti religioso-culturali con il culto di Persefone presuppone anche la religione orfica, senz\u2019altro diffusa a Hipponion, come testimonia la laminetta inscritta della tomba n. 19, rinvenuta alla Necropoli Inam. Essa rappresenta, al momento, il testo orfico pi\u00f9 antico rinvenuto in Calabria, datandosi, dal contesto tombale, alla fine del V sec. a. C.<\/p>\n<p>Sempre a proposito dei legami con la madre patria, il recente studio sui pinakes del Cofino, sulla base dei dati offerti dalle tavolette votive, sembra ben focalizzare il rapporto tra Hipponion e Locri, in tale tipo di produzione artigianale, come un rapporto di \u201ccentro\/periferia\u201d, dove periferia vale non come \u201cluogo di ritardo\u201d ma come \u201clontananza dal centro\u201d, quest\u2019ultimo identificato come luogo della creazione artistica rispetto al quale si pone anche con forme di \u201celaborazione autonoma\u201d. D\u2019altra parte, anche lo studio del commercio greco sul Tirreno, almeno per l\u2019et\u00e0 arcaica, e relativamente ai centri coloniali di Metauros, Medma ed Hipponion, ha riconosciuto l\u2019esistenza \u00abdi una corrente di commercio tirrenico di tipo coloniale\u00bb. In pratica significa che, pur riconoscendo che gli stretti legami intercorsi tra Locri e le sue sub colonie abbiano, per forza, avuto delle implicazioni commerciali, pur tuttavia sembra pi\u00f9 probabile che la circolazione dei prodotti arcaici sia avvenuta nelle sub colonie del basso Tirreno, attraverso lo stretto di Messina, e quindi per via marittima, piuttosto che direttamente attraverso Locri. Questa ipotesi si basa soprattutto sulla constatazione che le vie appenniniche di attraversamento tra Ionio e Tirreno sono difficili e spesso impraticabili in alcuni periodi dell\u2019anno e certo non hanno favorito traffici continui tra sub colonie e madre patria.<\/p>\n<p>Stando alle fonti nel IV secolo Dionisio il Vecchio, tiranno di Siracusa, dopo avere vinto la Confederazione italiota e conquistato e consegnato agli alleati Locresi le citt\u00e0 di Crotone, Skylletion e Kaulonia, distrugge anche Hipponion nel 388, ne deporta gli abitanti in massa a Siracusa e consegna cos\u00ec il suo territorio ai Locresi, diventati sostenitori e fedeli alleati nell\u2019opera di conquista dell\u2019intero territorio calabrese.<\/p>\n<p>La notizia della distruzione di Hipponion non trova alcun riscontro nella documentazione archeologica, visto che, sia nelle necropoli che nelle aree sacre, non sono stati messi in evidenza strati archeologici relativi a distruzioni. Nemmeno i dati delle necropoli evidenziano flessioni nelle deposizioni, n\u00e9 si notano, nei materiali, stacchi, o vuoti cronologici: per tutto il IV secolo si continua a seppellire con continuit\u00e0 nella necropoli occidentale di localit\u00e0 Cancello Rosso ed in quella di contrada Lacquari. Per quanto riguarda poi le aree sacre, se la frequentazione del santuario di Scrimbia sembra interrompersi \u2013 ma non per ragioni traumatiche \u2013 alla fine del V secolo, quella del santuario in contrada Cofino \u00e8 attestata almeno fino al IV secolo, quando viene introdotto il culto di Demetra, madre di Persefone. E\u2019 probabile, quindi, che la notizia del sacco della citt\u00e0, da parte di Dionisio il Vecchio, debba verosimilmente intendersi non tanto come distruzione totale delle sue strutture urbane, quanto piuttosto come sottomissione economica. Sembrano legittimare questa interpretazione anche alcune emissioni monetali della citt\u00e0, databili al IV secolo, che recano sul retro un\u2019anfora da trasporto che \u00e8 di tipo \u201chipponiate\u201d ed usata per il trasporto del vino, che attesterebbe una fiorente produzione viticola nella chora della citt\u00e0 tra IV e III secolo, difficilmente collegabile alla distruzione attestata dalle fonti antiche. Ha causato interpretazioni controverse la notizia della ricostruzione della citt\u00e0 intorno al 379-378 a. C. da parte dei Cartaginesi che, alleati con gli Italioti contro Dionisio, avrebbero agevolato il ritorno in patria degli esuli. \u00c8 poco chiaro se gli hipponiati \u201crientrati\u201d in citt\u00e0 siano quelli deportati a Siracusa o quelli sfuggiti alla deportazione.<\/p>\n<p>Il periodo Brettio.<br \/>\nLa conquista di Hipponion da parte dei Bretti nel 356 a. C. poi, \u00e8 un episodio importante nella storia della citt\u00e0, noto attraverso le fonti e confermato dal rinvenimento, in localit\u00e0 S. Aloe, di un ripostiglio monetale di ben 866 monete d\u2019argento di fabbricazione brettia. A questi reperti si aggiungono altri rinvenimenti archeologici in materiale ceramico a vernice nera, databili tra IV e III sec. a. C., raccolti nella stessa localit\u00e0, nonch\u00e8 quelli rinvenuti nel 1976 al Corso Matteotti durante i lavori per la costruzione del chiostro dell\u2019attuale Convitto Filangeri. Sono probabilmente da connettere al periodo brettio della citt\u00e0 anche i resti di un edificio rinvenuto nel 1975 al Cofino la cui funzione \u00e8 poco chiara, ma che non sembra essere relativo al complesso cultuale. Ci\u00f2 potrebbe voler dire che l\u2019area sacra del Cofino ha cambiato destinazione a partire dal III sec. a. C. Rinvenimenti recenti hanno individuato alcuni manufatti di matrice certamente brettia: due tombe a camera ipogeica ubicare nella necropoli occidentale, rispettivamente in localit\u00e0 Lacquari ed al Cancello Rosso. Le due tombe sono molto simili tra di loro, sia per caratteristiche costruttive che per materiali impiegati. Il corredo era costituito da due statuette di guerrieri armati con corazza anatomica ed elmo in uso sia all\u2019esercito romano che italico, databile alla fine del IV secolo. Questi due reperti, che verosimilmente rappresentano due guerrieri bretti, unitamente ad un chiodo, una grappa e due ganci in ferro, rinvenuti nelle immediate vicinanze, fanno supporre l\u2019esistenza di un sarcofago ligneo, sul quale le due statuette erano poste come appliques. La tomba, tra la fine del III e l\u2019inizio del II sec. a. C., \u00e8 stata riutilizzata come fossa comune per nuove sepolture. Per quanto riguarda la tomba rinvenuta a Cancello Rosso, invece, \u00e8 interessante notare che nello stesso sito, subito dopo l\u2019ultima fase di utilizzo della necropoli, e tra la met\u00e0 e la fine del III sec. a. C., l\u2019area cambia destinazione d\u2019uso e vi si impianta una struttura \u2013 costituita da una canalizzazione che si immette in un pithos e da un pozzo \u2013 legata al processo artigianale della lavorazione dell\u2019argilla. L\u2019area, secondo i dati di scavo, viene obliterata nel II sec. a. C. Nello strato relativo alla fase di abbandono, molto significativa \u00e8 la presenza, tra l\u2019altro, di un coppo con bollo osco Perkenos e di un oscillum con bollo poco leggibile, ma anch\u2019esso ipotizzabile come osco. A questi bolli si dovranno aggiungere tutti quelli gi\u00e0 noti ad Hipponion, spesso variamente interpretati, insieme alla legenda sulle monete (l\u2019etnico (EI\/EIP) o su lamine. La tipologia della tomba a camera sotterranea \u00e8 stata riconosciuta come tipica della cultura brettia e trova confronti nel resto della Calabria; si tratta di tombe attribuite, in genere, a personaggi dominanti, come dimostrerebbero i corredi sempre molto ricchi e con materiali di importazione. A questi dati si riconnettono altre notizie storiche, che sembrano ribadire sia la conquista brettia di Hipponion che le vicende storiche ad essa connesse. Successivamente Alessandro il Molosso strappa la citt\u00e0 ai bretti che per\u00f2 la riconquisteranno dopo qualche tempo.<br \/>\nUn\u2019altra breve interruzione del dominio brettio su Hipponion coincide con la terza spedizione di Agatocle in Italia, intorno al 294 a. C. In base alla testimonianza di Strabone la presenza di Agatocle \u00e8 connessa alla sistemazione dell\u2019epineion che, grazie alle ricerche geo-archeologiche e subacquee effettuate, \u00e8 stato identificato nel tratto di costa compreso tra le attuali localit\u00e0 di Bivona e Punta Saf\u00f2. A proposito del porto il testo straboniano \u00e8 poco chiaro, anche per la difficolt\u00e0 di tradurre l\u2019espressione \u201cKatesketeuase\u201d l\u2019epineion: non \u00e8 chiaro se si sia trattato di una ristrutturazione di opere gi\u00e0 esistenti o se Agatocle avesse realizzato ex-novo un porto, sfruttando l\u2019approdo naturale gi\u00e0 in uso. Le ricerche confermerebbero l\u2019esistenza di un porto pi\u00f9 antico, compreso tra il promontorio di S. Nicola, allora proteso pi\u00f9 avanti nel mare, e la foce della fiumara Trainiti. Il porto si sarebbe interrato gi\u00e0 all\u2019inizio del III sec. a. C., per l\u2019apporto solido della fiumara, e poi sarebbe stato rimesso in funzione dai lavori promossi da Agatocle. Probabilmente vanno ricondotte alla presenza del Tiranno ad Hipponion una serie di attivit\u00e0 connesse ad interventi che mirano al miglioramento architettonico e in qualche modo al restauro della citt\u00e0. Si tratta di lavori effettuati al santuario del Cofino, attraverso la sostituzione ed il rifacimento delle gronde leonine di V-IV sec., con esemplari che cronologicamente risalgono all\u2019inizio del III secolo, e del presunto ampliamento della cinta muraria, nel settore occidentale, nel tratto che va dalla stazione Calabro-Lucana fino a Piercastello. Sempre secondo le fonti antiche, successivamente i Bretti riconquistano Hipponion e la occupano fino all\u2019arrivo dei Romani ed alla fondazione della colonia latina.<\/p>\n<p>Gli scavi della met\u00e0 degli anni Ottanta condotti alle mura greche di localit\u00e0 Trappeto Vecchio hanno confermato il III sec. a. C. come data dell\u2019ultimo utilizzo di quel tratto di cinta difensiva. Ci\u00f2 significherebbe che, dopo la fase brettia, questa parte della cinta monumentale cade in disuso, e che il centro romano nella sua riorganizzazione urbana ignorer\u00e0 l\u2019area precedentemente occupata dalla citt\u00e0 greca, come conferma la presenza della necropoli romana, nelle immediate vicinanze delle mura greche.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Fondazione di Hipponion Si deve all\u2019Orsi l\u2019identificazione di Vibo Valentia con la citt\u00e0 greca di Hipponion.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":224,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"tags":[],"class_list":["post-228","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/sabap-rc.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/228","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/sabap-rc.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/sabap-rc.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/sabap-rc.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/sabap-rc.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=228"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/sabap-rc.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/228\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1139,"href":"https:\/\/sabap-rc.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/228\/revisions\/1139"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/sabap-rc.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/224"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/sabap-rc.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=228"}],"wp:term":[{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/sabap-rc.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=228"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}