{"id":234,"date":"2023-03-08T23:30:22","date_gmt":"2023-03-08T22:30:22","guid":{"rendered":"http:\/\/sabap-rc.cultura.gov.it\/?page_id=234"},"modified":"2024-01-08T13:31:13","modified_gmt":"2024-01-08T12:31:13","slug":"il-municipium","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/sabap-rc.cultura.gov.it\/?page_id=234","title":{"rendered":"Il Municipium"},"content":{"rendered":"<p><strong>Il Municipium<\/strong><br \/>\n<strong>Dall&#8217;Et\u00e0 Imperiale alla decadenza.<\/strong><\/p>\n<p>Forse maggiori dati sono disponibili per il periodo imperiale che segna la monumentalizzazione dell\u2019impianto urbano, con la costruzione, in alcuni settori della citt\u00e0, di domus patrizie. Valentia \u00e8, in questo periodo, un centro vitale ed attivo, polo di riferimento di un vasto territorio intensamente sfruttato, caratterizzato da numerosi insediamenti in villa. Un ruolo sicuramente importante ha continuato ad avere il porto alla marina, che diventa veicolo per il commercio e determina il fiorire di vasti complessi insediativi, che specializzano e differenziano la loro produttivit\u00e0 anche in funzione dell\u2019esportazione a breve e forse anche a pi\u00f9 ampio raggio. Vale pena di ricordare che il porto di Valentia costituisce l\u2019unica possibilit\u00e0 di approdo lungo la costa Tirrenica, a sud di Napoli, quasi tappa obbligata per le comunicazioni con la Sicilia. D\u2019altra parte la citt\u00e0, ubicata com\u2019\u00e8 lungo le maggiori direttrici viarie, coagula e smista i prodotti del territorio anche per via terrestre. Se ne deduce per Vibo un quadro di citt\u00e0 ricca e prosperosa, la cui aristocrazia \u2013 che spesso assurge alla carriera senatoria e al consolato ed \u00e8 collegata con importanti famiglie romane \u2013 pu\u00f2 addirittura assumersi gli oneri connessi alle magistrature urbane. Una conferma tangibile della presenza di un ricco e potente ceto nobiliare \u00e8 costituita dai resti rinvenuti al quartiere S. Aloe, dove compaiono abitazioni prestigiose, molto curate, se non addirittura sfarzose, nei resti musivi e nei particolari costruttivi ricercati (intonaci, crustae marmoree, terme ecc.). L\u2019unico edificio pubblico rinvenuto, invece, \u00e8 il teatro, purtroppo poco indagato e di incerta datazione, ubicato alle spalle della chiesa del Rosario.<\/p>\n<p>Ai manufatti prima descritti si deve aggiungere un numero consistente di statue marmoree. Tra queste, oltre a tre statue di togati, sono presenti: un ritratto di ottimo livello tecnico di Agrippa tipo Gabii, proveniente da S. Aloe, databile ad et\u00e0 augustea-adrianea, con stilemi tipici di botteghe artigiane di Roma; un raro esempio di erma panneggiata, prodotta probabilmente nei primi decenni del I sec. d. C.; un torso pertinente ad una statua di Antinoo, di et\u00e0 adrianea. Esse sono tutte di un certo prestigio artistico e testimoniano la presenza in citt\u00e0 di un ceto abbiente che alle consistenti possibilit\u00e0 economiche aggiungeva un elevato livello culturale.<\/p>\n<p>Il quartiere di S. Aloe.<br \/>\nIl settore urbano pi\u00f9 esteso \u00e8 stato rinvenuto al quartiere di S. Aloe, dove sono state saggiate una serie di domus (di una \u00e8 stato rinvenuto il peristilio), quasi tutte pavimentate con mosaici policromi. \u00c8 inoltre presente un complesso termale, articolato in frigidarium, calidarium e palestra, forse connesso ad un\u2019abitazione a carattere pubblico. La cronologia di tutte le aree scavate \u00e8 compresa tra il II sec a. C. e il V d. C., mentre in un settore \u00e8 stata identificata anche una fase altomedievale. Il periodo di vita pi\u00f9 rappresentativo del quartiere romano sembra essere quello compreso tra II e III sec. d. C., epoca in cui si datano anche due dei mosaici pavimentali rinvenuti ed i resti dell\u2019edificio termale. Il mosaico pi\u00f9 antico, che risale al II sec. d. C., \u00e8 decorato con un emblema centrale figurato con Nereide nuda che si lascia trasportare da un ippocampo in un mare pieno di delfini stilizzati; un velo aperto a conchiglia incornicia in alto le figure. Tre fasce concentriche si dipartono dal centro verso l\u2019esterno, decorate, la prima, con anatre e trampoliere in ambiente lacustre, la successiva con motivi geometrici in bianco e nero e l\u2019ultima con tralci vegetali ed uccelli che si dipartono da kantharoi centrali. Il mosaico pi\u00f9 recente \u00e8 relativo ad un atrio del complesso termale ed \u00e8 decorato con pesci, pavoni e le quattro stagioni, inquadrati in un festone che fuoriesce da kantharoi angolari e si dispone ad ottagono intorno alle figure. Sia i mosaici \u2013 che nella tecnica e motivi compositivi hanno puntuali confronti con il mondo africano \u2013 che le classi ceramiche (una grande quantit\u00e0 da stoviglie da mensa e cucina, in sigillata africana) testimoniano stretti contatti commerciali tra la citt\u00e0 e l\u2019Africa. Del resto, l\u2019importazione di ceramica dall\u2019Africa \u00e8 un fenomeno che in et\u00e0 romana coinvolge tutta la regione, tant\u2019\u00e8 che in varie localit\u00e0 si diffonde l\u2019uso di imitarne la vernice e le forme; un arresto nelle importazioni dall\u2019Africa, almeno per la situazione documentata all\u2019interno della citt\u00e0, si coglie per il VI sec. d. C. Dal punto di vista insediativo, le domus di S. Aloe testimoniano, per questa zona, una lunga continuit\u00e0 abitativa, che invece in alcuni quartieri della Terravecchia e in via Milite Ignoto si era arrestata al II sec. d. C. Interessante ai fini della ricostruzione topografica \u00e8 il rinvenimento di quelle che sono sembrate mura di cinta, probabilmente relative alla fase repubblicana della citt\u00e0: esse sarebbero ubicate quasi a ridosso e ad Est rispetto al quartiere di S. Aloe e questo indicherebbe un restringimento della citt\u00e0 romana rispetto a quella greca. Potrebbe confortare quest\u2019ipotesi il fatto che le mura di cinta rinvenute in localit\u00e0 Trappeto Vecchio, secondo gli ultimi dati di scavo, non sembrano essere state utilizzate in et\u00e0 romana.<br \/>\nL\u2019et\u00e0 tardoantica e altomedievale (IV-VII sec. d. C.) \u00e8 documentata, all\u2019interno della citt\u00e0, solo dal rinvenimento di due tombe alla Terravecchia, in via Milite Ignoto, in alcuni frammenti sporadici di ceramica cosiddetta a bande rosse, ritrovati in pi\u00f9 punti della citt\u00e0, e di un piccolo nucleo di frammenti relativi a contenitori del tipo detto Keay LII, che di recente sono stati ricondotti ad una produzione locale.<\/p>\n<p>Il problema del centro in et\u00e0 tardo antica va considerato in connessione con il sorgere della sede episcopale di Vibo che, per alcuni, potrebbe coincidere con l\u2019attuale abitato di Vibo Marina, cosa di cui per ora non si ha nessuna evidenza archeologica.<\/p>\n<p>Le indagini della fine degli anni ottanta hanno portato al rinvenimento, al di fuori del complesso urbano, in localit\u00e0 Piscino, di un edificio di et\u00e0 bizantina, interpretabile come sepolcro monumentale tipo martyrion oppure come parte di un complesso ecclesiastico non meglio identificabile. I resti archeologici sono costituiti da un ambiente rettangolare con un atrio pavimentato in grossi mattoni. In una seconda fase l\u2019ambiente originario \u00e8 stato ristretto ed in esso \u00e8 stato inserito un pavimento a mosaico. La decorazione di fondo \u00e8 costituita da un motivo geometrico a coda di rondine, contornato da una doppia fascia, a treccia e a rombi. Al centro, dentro una tabula \u00e8 l\u2019iscrizione PAX IN\/INTROI\/TUTU[0], su tre righe. La cronologia delle strutture \u00e8 stata fissata tra V e VI sec. d. C.; nel VII l\u2019area \u00e8 coperta da scarichi ceramici, segno del suo abbandono. Il tipo di materiali mobili rinvenuti negli scarichi, cio\u00e8 grandi quantit\u00e0 di contenitori (spateia) di fabbrica africana, testimonia un fenomeno \u201ccommerciale direzionale\u201d e ad ampio raggio, tra il sito di Piscino ed una zona specifica di produzione del Nord Africa. Questo dato contrasta con quello riscontrato all\u2019interno delle mura di Valentia, dov\u2019\u00e8 quasi completamente assente la ceramica databile agli inizi del V sec. d. C. ed induce ad ipotizzare, in questo periodo, un fenomeno di ruralizzazione della citt\u00e0, simile a quello verificatosi nella vicina Campania.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Municipium Dall&#8217;Et\u00e0 Imperiale alla decadenza.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":224,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"tags":[],"class_list":["post-234","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/sabap-rc.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/234","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/sabap-rc.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/sabap-rc.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/sabap-rc.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/sabap-rc.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=234"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/sabap-rc.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/234\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1142,"href":"https:\/\/sabap-rc.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/234\/revisions\/1142"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/sabap-rc.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/224"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/sabap-rc.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=234"}],"wp:term":[{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/sabap-rc.cultura.gov.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=234"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}