{"id":868,"date":"2023-04-17T18:02:00","date_gmt":"2023-04-17T16:02:00","guid":{"rendered":"http:\/\/sabap-rc.cultura.gov.it\/?page_id=868"},"modified":"2025-08-07T11:19:13","modified_gmt":"2025-08-07T09:19:13","slug":"il-parco-archeologico-mileto-antica","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/sabap-rc.cultura.gov.it\/?page_id=868","title":{"rendered":"Il Parco Archeologico Mileto Antica"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Il Parco Archeologico Mileto Antica.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il parco archeologico medievale che comprende i resti monumentali dell\u2019antica Mileto, la capitale normanna di Ruggero I d\u2019Altavilla, si trova a poca distanza dall\u2019abitato moderno di Mileto. Il sito si estende su un\u2019area di circa 40 ettari e rappresenta il primo esempio di parco medievale in Calabria. La creazione del Parco si deve ad un progetto del 2013, rientrante nell\u2019ambito del POR Fers Calabria 2007-2013 e portato avanti dal Comune di Mileto sotto la supervisione della Soprintendenza ABAP per la Citt\u00e0 Metropolitana di Reggio Calabria e la Provincia di Vibo Valentia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Mileto nella storia europea<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I resti di uno dei centri pi\u00f9 importanti della Calabria medievale, scelto da Ruggero I d\u2019Altavilla come capitale della Provincia normanna Melitana, sorgono tra morbide colline di arenaria rivestite di uliveti che nascono alle estreme pendici settentrionali del Monte Poro, poco a sud di Vibo Valentia. Allo stato attuale la citt\u00e0 di Ruggero I \u00e8 un diamante allo stato grezzo, il cui territorio di indagine potrebbe far conoscere origini ben pi\u00f9 antiche di quelle bizantine e normanne, con radici che affondano almeno dall\u2019Et\u00e0 del Ferro. L\u2019interesse archeologico per Mileto Antica data gi\u00e0 all\u2019inizio dell\u2019Ottocento quando alcuni viaggiatori giunsero alle rovine della citt\u00e0 abbandonata dopo il terremoto del 1783 per visitare i resti della capitale normanna. La posizione della cittadina nei pressi dell\u2019antico percorso della via Popilia e della ben pi\u00f9 nota e ricca Hipponion-Valentia spinsero anche il grande archeologo Paolo Orsi ad interessarsi ad un possibile passato classico della citt\u00e0 che, tuttavia, port\u00f2 pochissime informazioni sull\u2019epoca ellenica e romana e molte invece sull\u2019organizzazione che ne diede Ruggero I d\u2019Altavilla nel corso dell\u2019XI secolo, tanto da fare diventare l\u2019umile luogo capitale della Provincia normanna Melitana.<\/p>\n<p>Non trovando riscontri classici negli scavi a Mileto, Orsi concentr\u00f2 le sue indagini sulla collina di Monteverde, a poca distanza dalla citt\u00e0 ricostruita, dove sorgono i resti della chiesa abbaziale della Santissima Trinit\u00e0. Non \u00e8 per\u00f2 da escludere che a Mileto potesse esistere un piccolo insediamento di epoca romana. Nel 1939, infatti, in una localit\u00e0 denominata Cultura del Vescovo, durante dei lavori agricoli, venne individuato un edificio che conservava raffinati pavimenti a mosaico. Il sito della scoperta, situato nella zona periferica della Mileto nuova, risulta distante da quelli che poi saranno gli insediamenti di epoca bizantina e normanna e nessuna ricerca archeologica moderna ha finora cercato di approfondire la presenza di un eventuale nucleo di frequentazione romana. L\u2019ispettore incaricato dall\u2019allora Soprintendenza Bruzio-Lucana, Pellegrino Sestieri, condusse lo scavo di un saggio sul luogo del rinvenimento e questo port\u00f2 alla luce alcune strutture murarie pertinenti a due ambienti i cui vani presentavano pavimenti decorati in opus tessellatum che, per motivi e colorazioni, sono stati datati tra la seconda met\u00e0 del I secolo d.C. e la prima met\u00e0 del II d.C.<\/p>\n<p>L\u2019incuria e i bombardamenti della Seconda Guerra mondiale purtroppo hanno permesso di conservare di questi pavimenti, presso il Museo archeologico nazionale di Mileto (via Episcopio 15. <a href=\"https:\/\/musei.calabria.beniculturali.it\/musei?mid=86&amp;nome=museo-statale-di-mileto\">https:\/\/musei.calabria.beniculturali.it\/musei?mid=86&amp;nome=museo-statale-di-mileto<\/a>) solo poche tessere, scarni frammenti di intonaco colorato e residui di suspensurae -elementi laterizi che venivano impiegati negli ambienti termali o riscaldati- che, tuttavia, dimostrano la presenza di una struttura residenziale o produttiva di una certa importanza.<\/p>\n<p>Le vicende di Roma e dell\u2019Impero dovettero determinare anche per Mileto, o qualunque altro nome avesse quell\u2019oppidulum che probabilmente sorse nelle vicinanze della Via Popilia e delle ville rustiche, fasi di sviluppo e fasi di decadenza, di sicuro legate alla tranquillit\u00e0 delle coste tirreniche ma anche alle successive scorrerie di predoni e pirati che, con ogni probabilit\u00e0, dovettero susseguirsi mano a mano che andava diradandosi l\u2019unit\u00e0 e la stabilit\u00e0 del potere di Roma.<\/p>\n<p>Le indagini archeologiche e gli studi fin qui affrontati non hanno ancora chiarito il momento in cui dovette avvenire un eventuale spostamento della comunit\u00e0 sorta intorno alla o alle ville rustiche nei pressi della Via Popilia ma quel che \u00e8 certo \u00e8 che -secondo alcuni studiosi gi\u00e0 a partire dal VII secolo d.C., con la riellenizzazione della regione e l\u2019istituzione del ducato di Calabria, secondo altri verso la met\u00e0 dell\u2019VIII secolo quando ormai la Calabria \u00e8 di lingua, religione e diritto bizantina, se non ancora pi\u00f9 tardi- lo spostamento delle popolazioni dalla costa verso punti interni arroccati o difesi naturalmente da fiumi e valloni avvenne a causa delle continue incursioni arabe che dalla costa si spingevano verso l\u2019entroterra. A partire dal 839 le fonti arabe parlano di una conquista della Calabria da parte degli aghlabidi di Palermo che, a partire dalla fortezza di Amantea si spingono verso sud, con la presa di Tropea nel 851. E\u2019 possibile che, alle falde del Monte Poro, tra Mileto e Tropea, e poco distante dall\u2019oppidulum, fosse sorta una fortezza bizantina a difesa della strada, poi fatta propria dagli arabi tanto da essere citata come M.l.t\u00eeah o M.l.tah dal pi\u00f9 celebre storico arabo del XIII secolo Ibn-al-Ath\u00eer. Non \u00e8 detto che questa stessa fortezza ebbe parte nella riconquista della Calabria, dopo una ripresa bizantina seguita alla caduta degli aghlabidi, da parte della nuova dinastia fatimide con l\u2019emiro Ab\u016b l-Q\u0101sim. Nel 976 la politica anti saracena bizantina di Basilio II si spinge a conquistare Messina con il risultato di provocare la pronta riconquista della citt\u00e0 dello Stretto da parte degli arabi e la loro risalita fino a stringere d\u2019assedio Cosenza, riconquistare Amantea nel 970 e spingersi verso il Monte Poro, a poca distanza da Mileto in una cruenta battaglia nel 977. Di l\u00ec a pochi anni Mileto rientrer\u00e0 nella grande storia europea quale protagonista della celebre Battaglia della Colonna che, gi\u00e0 identificata con la localit\u00e0 di Capo Colonna ma pi\u00f9 probabilmente da identificarsi con la localit\u00e0 di Columna Rhegina, nei pressi dell\u2019attuale Villa San Giovanni, vide in campo l\u2019Imperatore dei Romani, Ottone II di Sassonia, contro lo stesso emiro fatimide Ab\u016b l-Q\u0101sim.<\/p>\n<p>Con la progressiva decadenza delle forze fatimidi e la frammentazione della Sicilia, l\u2019avvento delle Repubbliche Marinare del nord Italia, l\u2019altalenante potenza dei Bizantini, si affacciano sui luoghi delle contese nuove figure che, a partire dagli anni Quaranta dell\u2019anno Mille, diventeranno protagonisti: i Normanni. Sembra che sia stato il comandante bizantino (strategos autokrator) Giorgio Maniace ad assoldare le milizie mercenarie di Guglielmo e Drogone d\u2019Altavilla per combattere gli arabi e i ribelli latini in Calabria e Sicilia. Maniace conquista nel 1040 una parte della Sicilia orientale ma i dissidi interni alle gerarchie militari bizantine lo fanno richiamare in patria tanto da essere arrestato per ordine del Basileus Michele IV. I Normanni, allora, sfrutteranno le debolezze bizantine per attaccare gli stessi bizantini avviando cos\u00ec, da allora e poi soprattutto con l\u2019arrivo del fratello di Guglielmo Roberto Il Guiscardo e poi del loro fratello minore Ruggero, la conquista normanna della Calabria e della Sicilia. Di nuovo Mileto entrer\u00e0 nella grande storia europea. Strappata ai bizantini nel 1058 Mileto venne donata da Roberto a Ruggero che ne fece il centro della vita politica, civile, religiosa e familiare. Mileto divenne con Ruggero un centro di mercanti e viaggiatori, provenienti dal nord oltre le Alpi, dai porti italiani della costa occidentale, dai mondi bizantino e musulmano a sud (Lindsay), la capitale della provincia Melitana dove Ruggero volle costruire il proprio palatium, fond\u00f2 la Cattedrale e ne volle la diocesi, istitu\u00ec la zecca nel 1087 e fino a dare inizio, nel 1063, alla costruzione dell\u2019Abbazia di San Michele Arcangelo e dei Santi Pietro e Paolo, poi dedicata alla Santissima Trinit\u00e0, consacrata il 29 dicembre 1080 e presto divenuta modello per l\u2019architettura normanna dell\u2019Italia meridionale.<\/p>\n<p>A Mileto nacque e vi fu battezzato l\u2019erede al trono, Ruggero II. Sua madre Adelasia del Vasto, terza moglie del Gran Conte, ebbe la reggenza della Contea di Calabria e poi della Contea di Sicilia fino alla maggiore et\u00e0 del figlio spostando la capitale da Mileto a Messina per poi trasferirla definitivamente a Palermo nel 1112.<\/p>\n<p>La vita di Mileto segu\u00ec la storia di altri centri della Calabria con la dominazione angioina e poi aragonese, feudo ricco e popoloso della nobile famiglia dei Sanseverino fino agli albori del Cinquecento quando, sotto gli Spagnoli e assurta a principato, Mileto pass\u00f2 alla famiglia dei Gomez Da Silva, Grandi di Spagna e Duchi dell\u2019Infantado.<\/p>\n<p>Stavano per\u00f2 avvicinandosi i secoli della distruzione, il Seicento e il Settecento, con i disastrosi terremoti che cancellarono Mileto antica e portarono all\u2019edificazione di una nuova Mileto, nella pianura vicina alla grande strada, poco distante da quell\u2019oppidulum romano da cui \u00e8 partita la nostra storia.<\/p>\n<p>Alle 21,30 del 27 marzo 1638 un violento terremoto, ripetuto poi con una seconda scossa l\u20198 giugno, colp\u00ec la Calabria Centrale tra le province di Catanzaro e Cosenza. 17 centri risultarono completamente distrutti mentre 90 paesi subirono crolli e danni gravi. Nella relazione di Giulio Cesare Recupito si dice che Mileto fu quasi distrutta. La casa vescovile \u00e8 crollata, quando il vescovo aveva appena varcato la soglia per uscire, sottraendosi cos\u00ec alla rovina. La chiesa dedicata alla Santissima Trinit\u00e0, ragguardevole per la dignit\u00e0 degli abati, fatta costruire con grande generosit\u00e0 dal conte Ruggero, dopo tanti secoli cadde [&#8230;]. Le case pi\u00f9 piccole accompagnarono la rovina delle grandi [&#8230;].<\/p>\n<p>Un altro sisma devastante si verific\u00f2 poco pi\u00f9 di vent\u2019anni dopo, alle 6 del mattino del 6 novembre 1659, con una scossa lunga almeno 20 secondi durante la quale crollarono 77 case, 4 frantoi e 5 chiese tra le quali la Cattedrale e l\u2019Abbazia della Trinit\u00e0.<\/p>\n<p>La citt\u00e0 fu ricostruita solo parzialmente e con grande fatica ma un nuovo terremoto accadde il 7 dicembre 1743 e il 1783 determiner\u00e0 l\u2019abbandono definitivo dell\u2019abitato, ormai non pi\u00f9 recuperabile se non come cava di materiale per la costruzione di una nuova citt\u00e0. Il 5 febbraio 1783 inizi\u00f2 infatti un periodo sismico di pi\u00f9 di tre anni che, in meno di due mesi, con le successive scosse del 6 e del 7 febbraio, del 1\u00b0 marzo e del 28 marzo, ebbe effetti devastanti su almeno 25 paesi della Calabria centrale. A Mileto le scosse del 5 e del 7 febbraio provocarono il crollo della maggior parte degli edifici, mentre il successivo terremoto del 1\u00b0 marzo aggrav\u00f2 la situazione facendo crollare del tutto la Cattedrale, il palazzo Vescovile, l\u2019Abbazia, numerose chiese e diversi monasteri del circondario. Ormai la citt\u00e0 era un cumulo di rovine e gli abitanti furono ricoverati provvisoriamente in baracche di legno.<\/p>\n<p>Il 28 settembre 1784 fu decretata l\u2019edificazione di una nuova citt\u00e0 in un fondo del Principe di Mileto detto La Villa del Vescovo, un sito pi\u00f9 a valle e pi\u00f9 vicino alle strade di comunicazione, inconsapevolmente vicino all\u2019oppidulum romano. La planimetria della nuova citt\u00e0 fu disegnata nello stesso anno dagli ingegneri reali Antonio Winspeare e Francisco La Vega (protagonista degli scavi di Pompei ed Ercolano), insieme all\u2019architetto Vincenzo Ferraresi con una razionale pianta di matrice ippodamea dotata di strade larghe e ampi spazi per evitare eccessivi danni da nuovi terremoti.<\/p>\n<p>Il Parco archeologico Medievale di Mileto Antica, primo parco archeologico medievale in Calabria, si estende su un territorio dove, a partire almeno dall\u2019Et\u00e0 del Ferro e comprendendo anche la Mileto romana, bizantina e araba in corrispondenza della citt\u00e0 contemporanea, si sono susseguiti insediamenti umani che sono culminati nella rifondazione di Mileto quale capitale della Contea Normanna da parte di Ruggero d\u2019Altavilla nel 1058. Il parco comprende nel suo territorio i due colli opposti con la sella valliva che ospitava parte del paese distrutto dai terremoti del 1638 e del 1783: a occidente era il colle dove sorgevano la Cattedrale e accanto, alle L\u00e0mie, il Palazzo di Ruggero poi trasformato in Vescovado e sede del Seminario; a oriente la collina di Monteverde dove sorgono i resti dell\u2019Abbazia della Santissima Trinit\u00e0. Si tratta di un patrimonio inestimabile, oltre che di archeologia e architettura, anche di biodiversit\u00e0, naturalistico e paesaggistico, con il valore di presidio all\u2019avanzare del consumo di suolo nonch\u00e9 di potenziale esempio etico e virtuoso per il territorio economico e sociale circostante.&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Le attivit\u00e0 di conoscenza e documentazione del Parco<\/strong><\/p>\n<p>Grazie alle attivit\u00e0 congiunte del Comune di Mileto e della Soprintendenza ABAP per la Citt\u00e0 Metropolitana di Reggio Calabria e la Provincia di Vibo Valentia, con il contributo dell\u2019Accademia Milesia, dell\u2019Associazione Mnemosyne, del Museo archeologico Nazionale di Mileto e delle Universit\u00e0 impegnate negli scavi archeologici, soprattutto grazie all\u2019istituzione del Parco archeologico quale luogo di cultura del Ministero della Cultura, \u00e8 stato possibile, con gli scavi e le ricerche del passato, recuperare dall\u2019oblio dei secoli e degli sconvolgimenti sismici la memoria dei luoghi, riattivandone una progressiva conoscenza ampliata. Ai primi scavi di Paolo Orsi, nel 1916 e nel 1923, seguirono nuovi scavi solo nel 1995, ancora nati dalla collaborazione del Comune con la Soprintendenza e con l\u2019Universit\u00e0 di Salerno. Continuati nel 1999, gli scavi evidenziarono anche il banco d\u2019arenaria bianca che fu spianato per erigere l\u2019Abbazia e nel quale furono individuate due tombe a cassa con loggetta e copertura in mattoni a doppio spiovente e tredici tombe a inumazione semplice, senza corredo, riferibili ad una prima fase dell&#8217;impianto cimiteriale; i frammenti ceramici abbracciano una forcella temporale che va dal XII al XVIII secolo. Negli stessi scavi del 1999 \u00e8 stato messo in evidenza il luogo di alloggiamento del sarcofago di Ruggero all\u2019interno della chiesa nella sua ultima collocazione prima del terremoto del 1783 e prima della rimozione e ricollocazione al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, dove oggi \u00e8 esposto.<\/p>\n<p>Tra il 2002 e il 2010 e poi ancora nel 2015 altri scavi, ancora seguiti da Francesco Cuteri, hanno interessato il complesso vescovile e la chiesa cattedrale permettendo di rintracciarne l\u2019impianto e confrontarlo con quello desunto dalle ricerche documentarie di Giuseppe Occhiato, oltre a esplorare il complesso delle L\u00e0mie.<\/p>\n<p>Nel 2021 e nel 2022 due piccoli interventi di scavo eseguiti sotto la direzione scientifica della Soprintendenza hanno permesso di indagare uno degli ambienti di servizio del complesso abbaziale della Trinit\u00e0 e alcune strutture relative a una porzione del borgo riportando alla luce stratigrafie e strutture relative alle ultime fasi di vita dell\u2019insediamento. Finalmente, nel 2023, sono state avviate le ultime ricerche da parte dell\u2019Universit\u00e0 di Siena con il coordinamento di Claudio Citter e guidate da Cristina La Serra e Fabio Lico. Grazie a queste ricerche e ad un\u2019attenta attivit\u00e0 di ricognizione del territorio \u00e8 stato possibile ottenere un primo rilievo di dettaglio di tutto il sito con documentazione delle strutture che ancora vi si conservano.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>I nuovi programmi<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Oggi questo impegno si rinnova attraverso il conseguimento di molteplici obiettivi che, a partire da una maggiore sostenibilit\u00e0 del Parco archeologico quale esempio di buone pratiche da riverberare sul territorio esterno e quale volano per nuovi modelli economici e sociali, si volgeranno all\u2019ampliamento dell\u2019area scavata, sia nel polo abbaziale sia in quello della Cattedrale e del paese antico, nonch\u00e9 al conseguimento della loro piena accessibilit\u00e0 con potenziamento della fruizione universale anche attraverso la redazione di un nuovo Piano per l\u2019eliminazione delle barriere architettoniche, unito alla riattivazione agricola dei terreni a garanzia di una loro costante manutenzione in termini di piena sostenibilit\u00e0 biologica e ambientale.<\/p>\n<p>La continuit\u00e0 della collaborazione con l\u2019amministrazione comunale permetter\u00e0 di mettere in campo una strategia multilivello di conoscenza, anche attraverso la formazione di un network universitario che<\/p>\n<p>vedr\u00e0 la formazione, quale primo passo, della Carta archeologica di Mileto, nonch\u00e9 l\u2019impostazione di una strategia di comunicazione basata sul tema: La strada della Storia passa da Mileto.<\/p>\n<p>Allo stesso tempo, al fine di garantire una corretta e sostenibile gestione del sito si attiveranno alcuni partenariati speciali tra pubblico e privato per la riattivazione agricola del territorio quale strumento di corretta manutenzione e cura con produzione di prodotti agricoli di eccellenza peculiari della storia di Mileto (olio, vino, grano tra gli altri) capaci di stimolarne anche una sostenibilit\u00e0 economica per l\u2019autosufficienza del Parco archeologico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Informazioni utili<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il Parco archeologico Medievale di Mileto Antica si trova lungo la Strada Provinciale n\u00b0 10 che collega Mileto all\u2019Autostrada A3 (a circa 12 km dallo svincolo \u201cMileto\u201d) ed \u00e8 a circa 30 minuti di auto a sud di Vibo Valentia.<\/p>\n<p>Il Parco \u00e8 visitabile gratuitamente, grazie ad un accordo tra la Soprintendenza ABAP Reggio Calabria-Vibo Valentia e il Comune di Mileto, sia durante manifestazioni ed eventi segnalati sulla pagina <a href=\"https:\/\/www.instagram.com\/mileto_parcheo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">IG mileto_parcheo<\/a> e su quella <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/share\/1C4ceE9atj\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">FB Parco Archeologico Medievale di Mileto Antica, <\/a>sia su prenotazione inviando una mail all\u2019indirizzo: <span style=\"color: #467886;\"><u><a href=\"mailto:sabap-rc.mileto@cultura.gov.it\">sabap-rc.mileto@cultura.gov.it<\/a><\/u><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.instagram.com\/mileto_parcheo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.instagram.com\/mileto_parcheo\/<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/share\/1C4ceE9atj\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.facebook.com\/share\/1C4ceE9atj\/<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>&nbsp;<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n\t<div class='ngg-imagebrowser default-view'\n\t\tid='ngg-imagebrowser-02277c4bb3625a4dc318d50541e96281-868'\n\t\tdata-nextgen-gallery-id=\"02277c4bb3625a4dc318d50541e96281\">\n\n\t\t<h3>Abbazia SS. Trinita<\/h3>\n\n\t\t<div id=\"ngg-image-0\" class=\"pic\" \n\t\t\t\t\t>\n\t\t<a href='https:\/\/sabap-rc.cultura.gov.it\/wp-content\/gallery\/parco-archeologico-mileto-antica\/Parco_Archeologico_Mileto_Antica_3.jpg'\n\t\t\ttitle=' '\n\t\t\tdata-src=\"https:\/\/sabap-rc.cultura.gov.it\/wp-content\/gallery\/parco-archeologico-mileto-antica\/Parco_Archeologico_Mileto_Antica_3.jpg\"\n\t\t\tdata-thumbnail=\"https:\/\/sabap-rc.cultura.gov.it\/wp-content\/gallery\/parco-archeologico-mileto-antica\/thumbs\/thumbs_Parco_Archeologico_Mileto_Antica_3.jpg\"\n\t\t\tdata-image-id=\"225\"\n\t\t\tdata-title=\"Abbazia SS. Trinita\"\n\t\t\tdata-description=\" \"\n\t\t\tclass=\"ngg-simplelightbox\" rel=\"02277c4bb3625a4dc318d50541e96281\">\n\t\t\t<img title='Abbazia SS. Trinita'\n\t\t\t\talt='Abbazia SS. 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