Brancaleone Vetus
Il borgo di Brancaleone Superiore si adagia sulla cima di un piccolo poggio roccioso, ultima propaggine delle pendici dell’Aspromonte, che si innalza per circa 300 metri sul livello del mare. Da lassù, a poca distanza dalla costa compresa tra Capo Spartivento e la fiumara di Bruzzano, il paesaggio sembra aprirsi in un abbraccio silenzioso tra monti e mare.
La sua storia affonda le radici in un passato remoto, quando un gruppo di monaci basiliani giunti dall’Oriente scelse questo luogo come rifugio spirituale e fondò una comunità monastica destinata a lasciare un’impronta profonda nella cultura locale. Prima ancora dell’abitato, qui esisteva un vasto sistema di ambienti rupestri: grotte scavate nella roccia, che tra l’VIII e il X secolo ospitarono eremiti in cerca di quiete e contemplazione. Non è un caso che l’antico nome del borgo fosse Sperlinga o Sperlonga, dal greco Spèlugx, che significa caverna o spelonca, a ricordare la natura segreta e riparata di questi luoghi.
Oggi, il borgo abbandonato di Brancaleone Vecchio si presenta come un frammento sospeso nel tempo. Le case in rovina raccontano storie silenziose, le grotte che un tempo accolsero i monaci emanano un’aura di mistero, mentre le antiche chiese custodiscono tracce di una spiritualità che sembra ancora vibrare nell’aria. Passeggiare tra questi resti significa esplorare un capitolo autentico della storia calabrese, immersi in un paesaggio che conserva un fascino intatto e potente.
Il borgo è, a tutti gli effetti, un tesoro nascosto, un luogo in cui il passato dialoga con il presente, invitando il visitatore a riscoprire una Calabria genuina, aspra e allo stesso tempo accogliente, capace di rivelarsi senza fretta. Non sorprende, quindi, che nel 2008 il sito sia stato riconosciuto come Parco Archeologico Urbano, a testimonianza del suo valore storico e culturale.
Si raggiunge percorrendo sentieri panoramici che partono da Razzà, frazione di Brancaleone Marina. Avvicinandosi al borgo, lo sguardo coglie progressivamente la sua particolare fisionomia: l’architettura si intreccia al paesaggio fino a fondersi e confondersi con esso, come se il costruito e la roccia fossero sorti insieme. Una volta giunti, numerosi scorci si aprono verso la vallata, verso la Costa dei Gelsomini e, più in alto, verso Montalto e l’Aspromonte, regalando viste ampie e suggestive che rendono questo luogo un osservatorio privilegiato sulla bellezza del territorio.
Ultimo aggiornamento
29 Gennaio 2026, 07:56
Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Reggio Calabria e la provincia di Vibo Valentia